Fotografia in tempi di crisi

Come tutti noi sappiamo rispetto al passato sono cambiate, e soprattutto sono in costante cambiamento, moltissime situazioni nell’interessante mondo della comunicazione per immagini.

Una conseguenza dello stato attuale delle cose, a mio parere, è il fatto che è sempre più difficile fare “soltanto” i fotografi!

La rivoluzione tecnologica, che ha democratizzato la diffusione della fotografia, ha portato ad un esponenziale aumento del numero di persone interessate e desiderose di diventare protagonisti/testimoni della propria vita producendo le immagini autonomamente. Questa evoluzione, che sicuramente porta il merito dell’avvicinamento alla fotografia di milioni di persone, ha però fatto abbassare (quasi azzerare) la percezione di valore economico attribuibile ad essa.

Spesso viene da chiedersi:

  • Perchè dovrei pagare per qualcosa che posso fare anche da solo?
  • Per quale motivo dovrei spendere dei soldi per acquistare delle fotografie?
  • Perchè non comprarmi una macchina fotografica e darmi al fai da te?”

Ma siamo sicuri che operare importanti scelte legate alla di comunicazione aziendale, sia un lavoro che possiamo fare in autonomia? Pur partendo con tanta buona volontà non correremmo forse il rischio di compiere errori che potrebbero costarci molto più cari di un investimento in una meditata e mirata campagna di comunicazione? Tutto ciò è possibile inserendo la Fotografia all’interno di un contesto di significato più ampio: la dimensione progettuale che si può connettere ad essa. Intendo dire che se riusciamo ad avere una visione più ampia, a progetto appunto, possiamo offrire al cliente non più un prodotto/servizio (la singola fotografia) ma un sistema di offerta il più possibile completo (un vero e proprio progetto fotografico di comunicazione).

Al contempo in un tale contesto abbiamo la possibilità (da non sottovalutare) di creare un’occasione per fare (senza velleità alcuna) opera di “educazione” o “ri-educazione” fotografica su ciò che per tutti noi è ovvio (non solo in quanto operatori professionali) ma forse non per tutti: offrire ai nostri interlocutori e/o clienti, ed a chiunque per lavoro o per passione abbia a che fare con il mondo dell’immagine e della comunicazione, l’opportunità di comprendere quanto è importante, anche economicamente, un utilizzo consapevole della Fotografia.

Per essere concreto: Progetti Fotografici e Formazione.

Un saluto a Voi tutti …

Silvio Massolo.

Mostre fotografiche

Mostra fotograficaRiflettevo in questi giorni sull’utilizzo delle mostre fotografiche come ulteriore strumento per trasmettere emozioni, conoscenze e creare con il pubblico un contatto più profondo con i valori dell’azienda. Un percorso specifico, un momento di contatto in cui l’azienda fornisce e promuove temi e contenuti e su cui confrontarsi con le persone: la valorizzazione dei dipendenti, la sicurezza sul lavoro, l’integrazione e la sostenibilità ambientale.

Un progetto di comunicazione che prevede, oltre alle “tradizionali” azioni di marketing, anche la realizzazione di una mostra fotografica è tipico di quegli imprenditori che ad una visione nel breve termine affiancano azioni lungimiranti a più ampio respiro temporale, che progressivamente creano fiducia e credibilità con conseguenze che si possono facilmente immaginare in termini di competitività.

Proprio in seguito a questa riflessione abbiamo pensato di avere sufficiente materiale da organizzare la prima mostra fotografica di NoemaProgetti su un tema che affronteremo nei prossimi articoli.

Michele I.

Premio Fotografico 2009

Riportiamo con piacere un importantePremio fotografico 2009, una foto di Silvio Massolo - Fotografo di NoemaProgetti riconoscimento del nostro fotografo Silvio Massolo ricevuto al “Premio Fotografico 2009

Anche in questa edizione ( menzione d’onore nell’ ed. 2008 nella sezione “Fotogiornalismo d’approfondimento” ) a conferma della validità del suo lavoro gli è stato attribuito il premio ”Qualità Creativa in Fotografia Professionale come terzo classificato nella sezione “Interior design architettura”.

Questo premio, indetto dall’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual, è un riconoscimento particolarmente sentito da noi in quanto rappresenta in sintesi il metodo e la filosofia di Noemaprogetti.

Come riportato sul sito ufficiale

il premio nasce per sostenere e diffondere l’impegno dei professionisti nel campo della comunicazione per immagini, e riaffermare il ruolo assolutamente centrale che la immagine fotografica riveste in tutti i campi della comunicazione.

Silvio, come per i concorsi passati dove ti sei sempre distinto (semifinalista in “The Hasselblad Masters Awards” e Bronze Award per due anni consecutivi all’”Orvieto Professional Photography Awards“), ti rinnoviamo quindi i nostri sinceri complimenti .

Lo staff di Noemaprogetti

Fotografia: l’importanza delle parole!

Potrebbe sembrare paradossale che un fotografo sottolinei l’importanza delle parole, e forse lo è! Mi ha sempre appassionato prendermi il tempo per trovare quella “giusta” e probabilmente uno dei motivi per i quali faccio il fotografo è proprio il riguardo che nutro per la parola.

La parola è (o almeno dovrebbe essere) espressione del pensiero, delle emozioni, degli stati d’animo, e come tale è parziale, insufficiente.
A volte non occorre parlare, altre è necessario non parlare. Non tutto dev’essere per forza enunciato, proclamato, compreso a tutti i costi.

Anche il silenzio è importante, proprio in funzione delle parole. Il silenzio svela, dipana, chiarifica e soprattutto permette di ascoltare, se stessi prima di tutto.

Fotografare è pratica di silenzio ed ascolto, dimensioni in cui è possibile pensare e cercare le parole “giuste”. Quando le troviamo ce ne rendiamo immediatamente conto, fanno vibrare l’anima di chi le pronuncia e di chi le ascolta (o legge).

In effetti, vissuti personali a parte, anche se in modo tangente Fotografia e Parola risiedono nello stesso piano discorsivo: quello della comunicazione.

Questa prossimità porta inevitabilmente, chi come me fa questo mestiere, ad occuparsi anche, con il dovuto rispetto, di ciò che attiene alla comunicazione verbale. Non solo per passione o piacere, ma per anche per le evidenti connessioni di pertinenza dei due ambiti.

Silvio M.

Fotografia

Noemaprogetti intende la Fotografia come “pensiero visivo” al servizio della comunicazione.

La Fotografia, con la sua dimensione narrativa, viene posta al centro dei nostri progetti.

Il nostro lavoro è quello di raccontare attraverso le immagini un’attività umana, un’azienda, un prodotto, una persona, un evento.

Fotografia

La Fotografia è il principio ispiratore intorno al quale ruota l’intera attività di NoemaProgetti e contraddistingue tutti i nostri lavori.

Grazie all’impatto visivo ed al potenziale comunicativo propri di questo strumento possiamo offrire numerose opportunità al servizio dei nostri clienti quali ad esempio:

  • Ideazione, progettazione mostre fotografiche
  • Creazione, integrazione e gestione in outsourcing database fotografici (online ed offline)
  • Fine Art Digitale per arredo ambienti
grafica

Immagine coordinata

Noema Multimedia

Noema Web

Corsi di formazione fotografia e web

Una Fotografia comunica di più di mille parole!

Spesso sento dire: “un’immagine comunica più di mille parole”!

E’ vero che la comunicazione fotografica, per sua natura, offre una percezione più immediata dei suoi contenuti. E’ vero che mostrare una fotografia ad un italiano, ad un cinese, ad un brasiliano non incontra le stesse difficoltà di “decodifica” e comprensione di un testo.

Come trattato nell’articolo “La fotografia nell’era digitale“, salvo alcune figure retoriche ricorrenti in fotografia ed utilizzate prevalentemente nella pubblicità, non esiste un alfabeto, una sintassi, un codice riconosciuto dalla comunità “guardante”, come per il linguaggio verbale e scritto.

E’ facile, considerati i presupposti citati, che a fronte di una certa intenzione comunicativa del trasmittente (leggi fotografo), il messaggio venga letto e compreso in tanti modi quanti sono i riceventi. Questo a causa in primis appunto dell’ambiguità del messaggio fotografico, ma anche perchè ognuno di noi nell’attribuzione di significato (soprattutto in questo ambito), rimanda al suo individuale background culturale e di esperienza. E’ assai difficile che dinnanzi ad una stessa fotografia dieci, cento, mille persone forniscano la stessa lettura e significato.

In questo senso la fotografia non è affatto un sistema oggettivo di comunicazione, ma probabilmente proprio suscitando reazioni emotive, stimolando associazioni, richiamando attenzione, che l’immagine rivela il suo reale potenziale di elemento di comunicazione diventando assai più eloquente di mille parole!

Silvio M.

Comunicazione visiva e Linguaggio Fotografico

A partire da oggi mi piacerebbe condividere con voi alcuni temi che mi appassionano da quando mi sono avvicinato alla fotografia.

In queste righe proverò ad approssimarmi alla trattazione di alcuni aspetti riguardanti la comunicazione attraverso la fotografia e ad alcune specificità del linguaggio fotografico.

Come dicevo in un recente articolo viviamo in quella che è stata definita la “civiltà dell’immagine” nella quale siamo quotidianamente bombardati da un flusso continuo di immagini di ogni genere e tipo offerte dai più disparati mezzi di comunicazione. Giornali, televisioni, internet, ecc.

La convinzione che mi ha sempre accompagnato è che dinnanzi ad un mare magnum di tale portata la maggior parte dei destinatari di queste immagini è totalmente travolta ed indifesa. La fotografia, come gli altri linguaggi visivi, ha caratteristiche assai diverse da quello verbale e scritto a cui siamo stati educati ed abituati, che non rimanda ad un codice socialmente riconosciuto e condiviso che consenta la lettura delle immagini.

Anche se stiamo assistendo al consolidarsi di stereotipi iconici ed all’uso sempre più frequente (soprattutto in pubblicità) di alcune figure retoriche che vanno a costituire un elementare linguaggio iconico, quello verbale è l’unico che permette una formulazione espressiva “chiara” e comprensibile a tutta la comunità dei parlanti.

La parola “cane” indica un concetto universale al quale ciascuno di noi associa una visualizzazione mentale di un cane come si presenta al suo immaginario, mentre la fotografia di un cane mostra essenzialmente il cane ritratto nella foto. Ovvero la comunicazione fotografica si riferisce sempre e soltanto ad una realtà specifica: quella rappresentata. Per dirla con C.S.Peirce la Fotografia ha con il suo referente un rapporto di contiguità di tipo fisico (di questo magari
approfondiremo in un’altra occasione).

Vale la pena di soffermarsi su uno dei contributi in proposito donati da Roland Barthes. Il semiologo francese sostiene che lo statuto particolare della Fotografia sia quello di essere, a differenza del testo scritto, un messaggio senza codice (come vedremo in seguito almeno per quanto riguarda il messaggio denotato).

Uno dei suoi passaggi più illuminanti recita:
“[...] Dall’oggetto all’immagine, vi è indubbiamente una riduzione: di proporzione, di prospettiva, di colore. Ma questa riduzione non è mai una trasformazione. Per passare dal reale alla sua fotografia non è necessario scomporlo in unità e costituire queste unità in segni che differiscono sostanzialmente dall’oggetto che essi offrono in lettura; tra quest’oggetto e la sua immagine, non è affatto necessario disporre di un collegamento, cioè di un codice [...]”

Ad un esame più approfondito emerge che nella fotografia, come in altre riproduzioni analogiche della realtà (disegno, cinema, teatro), insieme al contenuto analogico, a quanto viene rappresentato della scena, dell’oggetto, ecc. nella fotografia, affiora un messaggio supplementare, un senso secondo, il cui significato rinvia ad un contesto culturale da ricercare nell’intenzione di chi ha scattato la foto e della società di cui è espressione.

Da ciò emerge un altro aspetto caratterizzante la fotografia, quello che Barthes definisce il paradosso fotografico. La coesistenza al contempo di due messaggi, uno senza codice – denotato – (l’analogo della realtà, quello che la fotografia ci mostra) privo di ogni riferimento ad un codice, ed uno connotato (l’”arte”, il trattamento, la “scrittura”, la retorica della fotografia) ad opera del suo autore, la cui lettura dipende dal “sapere” del lettore.

Come può quindi essere la fotografia contemporaneamente oggettiva (riproduzione del reale) e soggettiva (investita di significato dell’autore)?

Questa ed altre considerazioni aprono una serie di affascinanti prospettive di riflessione ed analisi sulle caratteristiche del messaggio fotografico e quanto sia arduo porsi davanti al flusso di immagini e tentare di “decodificarle”.

Per trarre qualche minima e senza dubbio riduttiva conclusione, quanto meno, potrebbe essere utile essere coscienti del fatto che l’attribuzione di significato (sarebbe più corretto parlare di significazione) al testo fotografico è sempre storico, culturale, nel senso che i segni presenti nelle immagini sono linee, colori, gesti, espressioni, ecc. dotati di determinati sensi in virtù dell’uso in una certa società, in un determinato corpo sociale i cui appartenenti condividono gli stessi riferimenti culturali.

L’uomo, nella lettura di una fotografia non proietta valori e sentimenti eterni o trans-storici, ma elaborati da una società in un momento storico determinato.

Alla prossima!

Silvio M.

La Fotografia nell’era digitale

Con il diffondersi della tecnologia digitale, l’accesso alla fotografia è diventato alla portata di tutti. Chiunque può a costi molto ridotti realizzare immagini di qualsiasi genere. Da un punto di vista della democratizzazione dell’accesso (in piena ottica web 2.0) alla produzione di immagini da parte di un sempre maggiore numero di persone il fenomeno è senza dubbio molto interessante e positivo.

Il risultato è un mondo invaso da immagini di ogni genere e tipo, fisse ed in movimento, che giungono a noi da tv, giornali, internet (ad esempio su Flickr ogni giorno vengono condivise milioni di immagini fotografiche). Maggiori occasioni di avvicinamento a questo mezzo di comunicazione potrebbero creare i presupposti per acquisire una crescente consapevolezza sull’uso dello stesso e del linguaggio fotografico. Tutto ciò ad indubitabile beneficio sia di chi produce immagini fotografiche, a livello amatoriale o professionale, sia di che ne fruisce.

Spesso però la maggior parte di noi non ha gli strumenti necessari a “leggere” e discernere questo mare di informazioni visive.

Di fronte ad uno scenario come quello descritto siamo convinti sia necessario riportare la Fotografia al ruolo di protagonista fondamentale nella comunicazione visiva. In particolare la dimensione progettuale della Fotografia, la cui origine va cercata nelle idee e nel loro sviluppo.

E’ in questa dimensione che è sempre risieduto (tanto più oggi) il reale valore del processo comunicativo qualunque sia il mezzo utlizzato. Nella possibilità e nella capacità di offrire una visione del mondo, la propria visione del mondo, unica e particolare.

Silvio M.