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Crisi: meglio investire in comunicazione

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comunicazione è un aspetto chiave dell’ impresa che si risolve in azioni più o meno consapevoli, con codici e canali diversi tra loro.
Una comunicazione aziendale efficace può indurre a immediati atti d’acquisto, far conoscere l’impresa a nuovi potenziali clienti o fidelizzare quelli già esistenti.

Una prima macro distinzione che mi viene in mente è quella fra gli atti di comunicazione per così dire “intenzionali” (si pensi a una pubblicità su un quotidiano) e i cosi detti momenti di comunicazione “non intenzionali” cioè l’insieme dei significati che l’azienda può veicolare inconsapevolmente, ad esempio attraverso codici paraverbali oppure semplici “dimenticanze” (anche un ufficio scalcinato è comunicazione!).

Certo, l’impegno e la possibilità di sostenere tali azioni dipende da tanti fattori. Uno di questi può essere la tipologia di cliente e quindi la campagna da realizzare per raggiungere i gruppi target. Si pensi alle occorrenze necessarie per coinvolgere una nicchia (gruppo di consumatori particolare e ben definito) piuttosto che una catena di distributori, nel caso in cui l’azienda si occupi della produzione di materie prime. Si potrebbe stilare un elenco comprendente una casistica molto ampia, ma quello che cambia, oltre naturalmente a variabili più tecniche, è quanto si deve spendere, un dato impossibile da trascurare, per giunta aggravato dalla crisi economica.

L’errore da evitare nel difficile contesto contemporaneo, è quello di abbattere il budget destinato alla comunicazione perché si condannerebbe l’azienda all’oblio. Nel marasma della crisi economica, infatti, la comunicazione può giocare un ruolo ancor più fondamentale e poiché la gente è attenta a mettere mano al portafogli, risulta necessario farsi sentire, essere presenti, continuare a comunicare fiducia trasmettendo ai consumatori la voglia di investire nei propri prodotti. Se la comunicazione off line come una pubblicità su un cartellone o su un giornale, resta un mezzo utile se non indispensabile, c’è da precisare che il panorama contemporaneo mette a disposizione soluzioni altrettanto efficaci: quelle on line.

Il web 2.0 offre opportunità come la gestione di profili sui social network (Facebook, Twitter, LinkedIn, Pinterest su tutti) capaci di caratterizzare fortemente il brand. Poi i social network che hanno la forza dell’interattività, ovvero di una comunicazione multidirezionale con la quale l’impresa parla di sé e fa parlare di sé (condivisione da parte dell’utenza dei post aziendali), e al contempo contribuiscono alla creazione di nuovi significati attraverso lo scambio con i consumatori stessi, arricchendo l’identità del marchio.

Ovviamente la carta della comunicazione “relazionale” (si approfondisca in tale proposito il Social Media Marketing) può richiedere molto tempo per portare ai risultati desiderati e proprio per questo le operazioni di comunicazione, che comprendano il web o meno, non vanno improvvisate, ma strutturate in un piano preciso.

La crisi a ogni modo non deve portare l’impresa a interrompere la comunicazione, ma spingerla a organizzarla con razionalità in modo da sfruttare le varie occasioni che si presentano, contenendo i costi.
Se per le aziende è dura resistere alle difficili condizioni economiche, si deve considerare che sopravvivere in questo momento può comportare un superamento sostanziale della concorrenza. Nel male, quindi, può intravedersi un’opportunità.

Michele

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