Visione d'insieme

Noema Progetti
Comunicare: esigenza o necessità?

L’etimologia del termine comunicare – dal latino “communicare”, ossia mettere in comune – non basta più a spiegare accezioni e significato odierni.
La comunicazione ingloba oggi una serie di concetti a cui un’azienda non può sottrarsi: convincere, mettere in rete, rendere partecipi di un’idea (ma anche difendersi, come vedremo).

Chi oggi ha un progetto sa che, se vuole che decolli, deve considerare la comunicazione non come un’attività accessoria ed esterna ma come parte integrante del  progetto stesso.
E’ per questo che la comunicazione si è evoluta in una serie di teorie e tecniche che vanno ad alimentare una vera e propria scienza. L’assunto da cui partire è che si debba coinvolgere il potenziale cliente in un mondo concettuale che assicura non solo l’acquisto ma anche un legame che può durare nel tempo. Il difficile è farlo nel modo giusto.

D’altronde, la comunicazione nasce da un bisogno dell’uomo radicato fin dalla sua comparsa sulla Terra. Fu Aristotele, uno dei padri nobili della filosofia vissuto quasi 2.400 anni fa, a dire che l’uomo è un “animale sociale”. Il desiderio di entrare in relazione con il prossimo è connaturato all’essere umano. Dal bisogno sociale dei primordi alle sofisticate tecniche ad esempio di brand positioning di oggi apparentemente c’è un abisso ma sullo sfondo c’è sempre la tensione di un uomo verso i suoi simili.

La comunicazione ha a disposizione una serie di mezzi (detti non per niente “di comunicazione di massa”) come mai nella sua storia. Dal punto di vista della comunicazione aziendale, al primo posto regge ancora senza rivali (ma per quanto?) la televisione. Internet sta conquistando spazi fino a pochi anni fa impensabili, ed è sicuramente il mezzo con maggiori potenzialità di crescita. Spot, pop-up, banner di varia dimensione, scritte in sovrimpressione sui video di YouTube eccetera, ci entrano dentro in modo a volte urlato altre volte silenzioso. La radio svolge un lavoro ancora più profondo, “colpendo” l’immaginazione quando le difese mentali sono meno presenti.
Poi c’è il vasto mondo della comunicazione scritta. A cominciare dai giornali, i quali saranno anche in crisi, ma per cui vale sempre l’antica massima “scripta manent”. “L’ho visto sul giornale”, diciamo, per dare autorevolezza a ciò di cui parliamo. La comunicazione urbana, fatta di manifesti a metratura variabile, è la carta da parati delle nostre città. Facendo parte integrante dell’ambiente in cui viviamo, ha un impatto particolarmente forte.
E’ nato poi il concetto di “guerrilla marketing”, un tipo di comunicazione aggressiva e nascosta, fatta di vere e proprie operazioni segrete attuate per la strada o sulla rete.

Ma la comunicazione non è solo promozione.

Un’azienda ha l’esigenza di accedere a canali comunicativi anche per altri motivi. Ad esempio, quando c’è un problema su un prodotto che riceva cattiva pubblicità da qualche incidente di percorso, quando deve comunicare la solidità finanziaria per quotarsi in borsa, oppure quando l’azienda pensa di far conoscere aspetti delle proprie attività ritenuti capaci di generare interesse.

Attività sociali, culturali, di organizzazione interna se comunicate nella maniera corretta danno all’azienda un’immagine da cui potrà trarre benefici per lungo tempo.

Michele

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